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L’isola dei battiti del cuore e l’archivio di Teshima

    Esiste davvero in Giappone un’isola, Teshima, dove all’interno di un Archivio sono custoditi i battiti del cuore di migliaia di persone. È il cuore ad essere al centro di questa storia: cosa lo fa battere, cosa lo fa smarrire e cosa lo riporta in vita quando la felicità sembra solo un ricordo.


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    I protagonisti del romanzo di Laura Imai Messina

    Protagonisti de “L’isola dei battiti del cuore” sono un adulto ed un bambino, le cui vite si toccano e diventano l’una inizio di rinascita per l’altra.

    Ho fatto fatica ad entrare in questa prosa che ho sentito per molte pagine rarefatta. Non so se mi sono lasciata condizionare dall’aver letto qualcosa sulla vita dell’autrice, italiana da diversi anni naturalizzata in Giappone, ma il linguaggio mi è sembrato pervaso da una sensibilità a metà tra Oriente ed Occidente; un peculiare modo di sentire, di percepire e di restituire queste percezioni, nel quale ho riconosciuto un’abilità di scrittura che mi ha colpito e mi ha convinta a proseguire la lettura di questo libro anche se non sentivo alcuna connessione con i personaggi e le loro storie.

    Poi qualcosa è accaduto. C’è un punto esatto in cui si scopre cosa è successo a Shūichi, l’uomo protagonista di questo romanzo. Potremmo chiamarlo il suo “punto di rottura”. Davvero non so dirvi se sia cambiato qualcosa nella scrittura stessa o se sia cambiato qualcosa nella mia percezione nei suoi confronti, ma quello che mi arrivava come “nebbioso” è diventato d’un tratto chiaro e illuminante.

    L’aver scoperto il dolore con cui Shūichi convive me lo ha fatto sentire vicino e quel suo essere distaccato, quasi freddo, verso ciò che lo circonda, ha acquistato un nuovo significato e da personaggio poco interessante è diventato ai miei occhi una persona che ho potuto comprendere e sentire vicina.

    Il rapporto che Shūichi instaura con Kenta, questo bambino solo e curioso che entra in modo inaspettato nella sua vita, mi ha dato la possibilità di osservare un tipo di relazione che non ho incontrato spesso, trattata in questo modo, tra le pagine dei libri e di cui secondo me se ne parla ancora troppo poco nella vita di tutti i giorni.

    Ho assistito al diventare padre e figlio di due individui che, senza avere legami di sangue, si scelgono. Ho potuto veder nascere in quest’uomo un sentimento di paternità, un autentico interesse per il benessere di questo bimbo che lo connette da una parte con il sentirsi padre, dall’altra col suo essere stato bambino e figlio.

    La rivelazione del punto di rottura del personaggio ha corrisposto ad un mio punto di svolta. Le parole hanno iniziato a scorrere veloci, la vicenda mi è diventata cara e mi sono ritrovata ad augurare ogni bene ad entrambi.

    Il finale di questa storia si prende cura dei suoi personaggi e nel lasciarli alle loro vite resta il desiderio di recarsi a Teshima ad ascoltare i battiti del cuore di chi ha lasciato il proprio alla memoria del mondo.

    L’Archivio dei battiti del cuore di Christian Boltanski

    Laura Imai Messina, l’autrice di questo romanzo, scrive di perdita, dell’essere genitori e figli, dell’amore che pervade l’esistenza e che diviene eterno finché ve n’è memoria, nella sconvolgente poesia dell’opera che l’artista Christian Boltanski ha racchiuso in una stanza.

    Chi vorrà potrà anche registrare il proprio battito e contribuire all’inarrestabile suono della vita.

    Messina dedica alcune pagine alla descrizione dell’Archivio e lo fa così bene da avermi catapultata lì, in quelle stanze insonorizzate, ad ascoltare sola i battiti di perfetti sconosciuti che sono o sono stati; a scegliere dal database di ascoltare i battiti secondo l’età, la provenienza o il genere, quasi a voler carpire il segreto di tanta comunanza nelle differenze di ritmi e altezze; a chiedermi se me la sentirei di entrare nella piccola stanza della registrazione e lasciare lì la traccia del mio cuore perché qualcuno, un giorno, lo ascolti e sappia che è appartenuto a qualcuno che in quel momento si è sentito parte di qualcosa, o se avrei paura di fermare per sempre ciò che desidero invece scivoli via.

    In queste pagine passa in rassegna alcuni di questi battiti e nel suono che sentiamo dalla carta sfioriamo delle esistenze: “Nella ricchissima onomatopea del giapponese, doki doki racconta del cuore l’emozione, baku baku ne spiega invece l’ansia, toku toku si usa quando il cuore fa un piccolissimo rumore, come quello di un bambino che pulsa sottovoce. Il suono si fa accelerato in un neonato, in un cagnetto; qualcuno perde un battito, qualcun altro nel cuore ha un soffio”.

    Siamo noi.

    Il mio, di cuore, ha perso un battito al numero 42797, registrato il 15 Agosto 2021: “Ho zero anni, e sono venuta con mamma e papà”.

    La vita che passa, la vita che continua.

    Christian Boltanski non ha scelto di installare la sua opera, questa maestosa raccolta di registrazioni, nel museo di una grande metropoli, ma su di un’isoletta nel sud-ovest del Giappone, raggiungibile dalla costa con un traghetto. Bisogna volerci arrivare per sentire i battiti del cuore, bisogna addentrarsi in un angolo silenzioso della Terra per ascoltare che rumore fa la vita di tutto un mondo.

    Chi è Laura Imai Messina

    Nata a Roma, a 23 anni si trasferisce in Giappone per studiare la lingua e da quel momento il Giappone diventa la sua casa. Ora insegna lettere in alcune delle più importanti Università di Tokyo ed ha al suo attivo diversi romanzi, racconti e altre pubblicazioni.

    Ho visitato il suo sito perché ero curiosa di sapere qualcosa di più su quest’autrice dallo stile così particolare, come se volessi trovare nella sua biografia le tracce di ciò che l’ha portata a fondere Oriente ed Occidente: il suo trasferimento, il suo matrimonio, la sua carriera.

    Ma la sua sensibilità, il suo tocco nell’accostare parole e suoni, il suo amore per il linguaggio, lo si trova nelle storie che ha saputo, in modo così delicato e profondo, raccontare.


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