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Autobiografia di una zucchina

    Zucchina è il soprannome di Icaro, un bambino che col suo mitologico omonimo sembra avere in comune il sentirsi adulto senza averne ancora l’età. Ma questo Icaro, un genitore che si prenda cura di lui, lo desidera più di ogni altra cosa.


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    Il romanzo di Gilles Paris

    Ho scoperto questo romanzo di Gilles Paris grazie al passaparola. Colpo di fulmine per il titolo e ho subito deciso di leggerlo. La volevo proprio incontrare questa zucchina!

    L’impatto con le prime tre pagine è stato come un colpo di martello su di un’incudine: forte. Nelle prime tre pagine Gilles Paris crea una premessa di quelle che a distanza di tempo, anche se non ricorderò i dettagli della trama, non sarà facile dimenticare. Tre pagine in cui si concentra un fatto di portata enorme che segna il destino di Icaro. Anche se lui preferirebbe essere chiamato zucchina, perché ormai ci ha fatto l’abitudine ad essere chiamato così da tutti, persino da sua mamma, e nel suo nome di battesimo non si riconosce più.

    Con il groppo in gola per quanto accaduto e l’attenzione catturata da uno stile che sa restituire in modo molto realistico il pensiero di un bambino con una storia complicata, ho affrontato il resto del libro senza aspettarmi altri colpi di scena, come una palla su di uno scivolo dove il percorso è già segnato e non resta che vedere dove cadrà.

    Icaro viene da un contesto familiare di povertà, degrado ed abuso, senza genitori che si prendano cura di lui. Questa povertà si riflette in questo bambino di nove anni nel suo modo semplice, talvolta limitato, di esprimersi e di comprendere la realtà circostante. Eppure nessuna carenza d’amore riesce a privarlo della capacità di amare e di restare aperto alla possibilità che un giorno qualcuno lo ricambi.

    Trovato da un gendarme, con cui si instaura subito un legame affettivo, Icaro viene portato in un Istituto per “bambini difficili”. Hanno tutti storie familiari complesse e sofferte e ne portano le cicatrici. Ma questi bambini dimostrano anche che, in un diverso contesto, circondati da amicizia ed affetto, le loro vite possono prendere direzioni insperate.

    “Autobiografia di una zucchina” parla di felicità: quella di un bambino che, nonostante nei suoi pochi anni di vita abbia già sperimentato cosa sia la tragedia, sa godere di istanti di pura gioia ed è pronto ad abbracciare la vita, e quella di un adulto che non so se provi più gioia nel ricevere amore da questo bambino o nel darlo. Forse il segreto sta proprio nell’incontro.

    L’importanza della ricerca nella stesura del romanzo

    Non ho trovato molte informazioni su Gilles Paris. Le solite due ripetute all’infinito ed in modo identico su Wikipedia, su diversi Blog, sui siti dove si possono acquistare i suoi libri. So che è uno scrittore e giornalista francese che ha scritto diversi romanzi e so che da “Autobiografia di una zucchina” è stato tratto un film di animazione. E poco altro. Per saperne qualcosa in più sul suo conto ho visto alcune sue interviste su Youtube, tutte in francese; un modo per rispolverare gli studi superiori!

    Volevo saperne di più perché mi ha colpito molto il suo stile estremamente asciutto che ho trovato molto realistico. Se avete avuto modo di conoscere bambini che vivono in case-famiglia potreste riconoscere dei pattern, dei comportamenti che è facile osservare tra bambini e da parte dei bambini nei confronti degli educatori, tra sfide e ricerca di attenzione, per essere visti, seguiti, amati. Se ne seguono i ragionamenti che denotano una conoscenza del mondo a tratti troppo adulta per l’età e a tratti mancante, come ci fossero dei vuoti nell’esperienza.

    Questa capacità che ha Paris di farci entrare nella mente di questi bambini, di farci vivere per poco più di duecento pagine il mondo coi loro occhi, trasforma il libro da esperienza in conoscenza.

    Un’abilità che lo scrittore ha potuto sviluppare grazie ad un approfondito lavoro di ricerca, che lo ha portato a documentarsi presso una casa-famiglia e a raccogliere le testimonianze di storie vere da psicologi, educatori, insegnanti e giudici del Tribunale minorile. Questo lavoro di ricerca si sente e incide sulla credibilità dell’opera.

    E se è vero che talvolta la scrittura può risultare a tratti leggermente ripetitiva, ogni volta che ho sentito un po’ di stanchezza mi sono ritrovata a sorridere: segno che Paris ha fatto centro, perché i bambini a volte stancano e per un adulto può essere talvolta impegnativo entrare nel loro mondo. Ma se questo bombardamento di domande e di stranezze lo si abbraccia, l’amore che arriva e la purezza da cui si viene investiti ripagano.

    Una volta chiuso il libro viene voglia di dare ascolto a storie come questa; viene voglia di creare spazio per accoglierle; viene voglia di essere un adulto che sappia davvero cosa significhi prendersi cura di qualcuno.


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