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Atlante di botanica poetica

    Tra queste pagine troviamo una selezione di curiose piante delle foreste pluviali e per ciascuna Francis Hallé ne dà una breve descrizione, corredata da un’illustrazione poetica che ne coglie la peculiarità.


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    Schede di curiose piante delle foreste pluviali

    Se penso alla foresta pluviale penso ad una fitta e lussureggiante vegetazione, intricata, di un verde intenso, dalle foglie enormi e dalle altezze sorprendenti, e tanta ombra. Nella mia mente neofita la vegetazione appare un tutt’uno compatto.

    Nell’Atlante di botanica poetica Hallé si sofferma su alcune di queste piante che mostrano caratteristiche uniche, quasi aliene, e ad ogni pianta dedica una scheda, lunga da una a due pagine al massimo.

    In alto a sinistra, il disegno di un piccolo planisfero, con un cerchietto rosso ad indicarne la provenienza. Il titolo, in grassetto, sembra proprio il titolo di un racconto: la sola esistenza di questa pianta è infatti già una storia. Sotto al titolo, in corsivo, il nome botanico, la famiglia e per alcune il nome comune con cui sono note. Alcune non sono note affatto e credo per questo non abbiano un nome comune. Segue, con un font elegante che ricorda quello di un’enciclopedia battuta a macchina, la descrizione di questa pianta, la cui unicità spicca anche in mezzo alla altre unicità.

    Le illustrazioni poetiche di Francis Hallé

    Ciascuna scheda è accompagnata da un’illustrazione. Alcune sono in bianco e nero, quasi stilizzate. Mi ricordano alcuni quadri naif che avevo visto alcuni anni fa appesi ad una parete. Altre illustrazioni sono colorate e i più diffusi colori tenui si alternano a sporadiche macchie di colori accesi.

    Sono le illustrazioni a rendere l’Atlante ancor più poetico, anche se le sole descrizioni basterebbero a farci credere di condividere l’esistenza su questo Pianeta con specie che vengono da un altrove.

    Quando lo scritto occupa una sola facciata e l’illustrazione occupa la facciata accanto, l’occhio si sposta dalle caratteristiche descritte ai tratti del disegno, come a raffrontare le parole con l’immagine, per meravigliarsi ancora di più, per convincersi che è tutto vero.

    Non le vedrò mai con i miei occhi queste curiose creature, ma i libri sono anche questo: vedere con la mente immagini che sono passate attraverso gli occhi di qualcun altro.

    Quando la parte scritta occupa invece due intere facciate, l’una accanto all’altra, si deve voltare pagina per guardarne la rappresentazione.

    Allora gioco ad un gioco che mi tiene piacevolmente occupata per qualche minuto: leggo con attenzione la descrizione della pianta, badando bene a trattenere la curiosità di guardarla raffigurata, e me la immagino. Solo alla fine giro pagina e confronto l’immagine che mi sono costruita nella mente con quella su carta.

    I libri sono anche questo: un invito ad immaginare, a dare forma e corpo a parole che risuonano nella nostra mente, a trasformare concetti in esperienze.

    L’Atlante di botanica poetica mi sembra un regalo di Natale perfetto e credo che a qualcuno lo regalerò sul serio: ad un persona speciale la cui unicità spicca ai miei occhi. Questo qualcuno non deve necessariamente essere un appassionato di botanica, forse più una persona che può apprezzare piccoli racconti che conducono alla scoperta di alcune delle grandi bellezze che la Terra offre; qualcuno a cui piacciano i disegni e che si perda ad osservarli, qualcuno che ami conoscere il fantastico che popola il nostro Pianeta.

    La più incredibile pianta tropicale

    Io ho una mia pianta preferita tra tutte. La mia reazione quando mi sono imbattuta nella sua scheda è stata l’incredulità. È la Guzmania lingulata, appartenente alla Famiglia delle Bromeliacee.

    Il titolo della sua scheda racchiude il segreto di questa pianta: “L’acquario sospeso”.

    Si tratta di una pianta epifita, una pianta che cresce sopra un’altra pianta e la usa come supporto. Cresce tra le cime degli alberi più alti e, come racconta Hallé, dal basso è difficile vederla ed “impossibile immaginare cosa succede al suo interno”.

    Immaginatevi quindi un albero altissimo, sopra i cui rami più alti cresce la Guzmania.

    Immaginatela come una sorta di campana rovesciata, con le foglie così dritte e così attaccate le une alle altre che la pianta intera diventa un contenitore a tenuta stagna: un secchio insomma. Un secchio che può contenere fino a 20 litri d’acqua. Così da una parte la pianta, le cui radici non toccano terra, ha sempre una riserva d’acqua a disposizione e dall’altra, nonostante le continue piogge, il nostro secchio continua ciclicamente a svuotarsi e a riempirsi perché le temperature sono così alte che, anche se piove spesso, l’acqua poi evapora velocemente.

    Al suo interno si sviluppa un minuscolo ecosistema: rane, granchi, gamberetti, vari insetti, persino una piccola pianta carnivora, e altri insetti che solitamente abitano sottoterra vivono tra le foglie morte che, alla base della Guzmania, trattengono il terriccio a decine di metri da terra, formando un minuscolo ma vivace … come potremmo chiamarlo… soprasuolo. Praticamente un piccolo stagno appeso sopra le nostre teste, se mai ci capitasse di passeggiare nelle foreste dell’America tropicale.

    Immaginate ora di stare davvero camminando in una di queste foreste. Immaginate di alzare lo sguardo. Difficilmente vedreste il cielo, interamente oscurato dalle fronde dei giganti. Ma potrebbe capitarvi di vedere qualcosa, un rigonfiamento verde attaccato agli alti rami. Sappiate che tra voi ed il cielo c’è uno strato d’acqua: decine di chili di acqua sopra la vostra testa.

    Camminiamo su di un Continente che ha oceano tutt’attorno, uno strato di terra, e sopra altra acqua e infine il cielo.

    Non è una meraviglia?


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