84, Charing Cross Road

L’amicizia speciale tra una sceneggiatrice di New York ed il commesso di una libreria antiquaria di Londra, tra libri del Settecento e lettere che sorvolano l’Atlantico.


Non ne avevo mai sentito parlare prima di inciampare in un podcast – era un podcast, se non ricordo male –  dove qualcuno accennava a questo breve libricino diventato un cult grazie alla trasposizione cinematografica.

Sono sempre alla ricerca di testi da leggere in pubblico e l’idea di un dialogo tra un uomo ed una donna, anche se in forma epistolare, poteva essere un’interessante scommessa, a patto che fosse ben scritto e non noioso.

Non l’avrei mai fatto se si fosse trattato di un libro che desideravo leggere per puro piacere; le informazioni sui testi, la parte della ricerca, le lascio sempre per dopo. Ma in questo caso, trattandosi di lavoro, ho cercato in internet la trama. Volevo capire se fosse una storia che vedevo bene per una rassegna estiva. E poi ho iniziato a leggerlo.

Mi ha subito rapito questo rapporto di amicizia a distanza che si crea tra la stessa Helene Hanff, l’autrice del libro, e Frank Doel, commesso in una libreria londinese, a partire dal 1949 fino al 1968. Un ventennio di lettere che la Hanff ha conservato, selezionato e pubblicato nel 1970.


Helene.


Quando scrive per la prima volta a Frank, Helene è una trentatreenne americana New Yorkese d’adozione. Mi lascia senza fiato che, pur non avendo avuto la possibilità di studiare per motivi economici, inizia come lettrice di manoscritti per la Paramount Pictures e finisce per essere una quotata sceneggiatrice della serie tv “Ellery Queen” per la NBC e l’ideatrice di sceneggiature d’argomento storico per “The Hallmark Hall of Fame”, la più longeva serie antologica statunitense.

E’ infatti una grande lettrice con una predilezione non proprio per un settore gettonatissimo, neanche allora immagino: saggi del Settecento.

Nell’America del dopoguerra, con una paga all’inizio bassissima, che le consente di stare giusto giusto in un appartamentino vecchio e striminzito dove però non mancano mai libri sulla mensola, Helene spende quel poco che le resta a fine mese per acquistare volumi ricercati.

Non sono molte le librerie che vantano questi testi ed è così che si rivolge ad una libreria antiquaria oltreoceano: la “Marks & Co. Booksellers”, con sede all’84 di Charing Cross Road, a Londra.


Frank.


E’ Frank il commesso a rispondere alla prima lettera e fin dalle prime righe mi rendo conto che sono di fronte a due personalità così diverse: Helene è ironica, sarcastica perfino, lancia frecciatine, la sua energia debordante è quasi irrispettosa per l’eccessiva confidenza che si prende con un allora sconosciuto Frank, e per questo mi rapisce. Dall’altra parte dell’Atlantico, Doel risponde con piglio tipicamente british: mai sopra le righe, sempre sul pezzo e professionale.

Ma la cura che mostra nel fare l’impossibile per accontentare le richieste di lei di reperirle libri di cui io leggo i titoli senza riconoscerne uno (non che i saggi del Settecento abbiano mai fatto parte delle mie letture ma, da come Helene ne parla, mi si spalanca davanti un panorama incredibilmente seducente..) emana calore e un interessamento per la persona in quanto tale, e non solo per la cliente. Ed Helene a questo libraio compìto si affeziona come credo possa capitare a distanza solo attraverso una corrispondenza epistolare, dove i tempi di risposta si allungano e rendono preziosa l’attesa e speciale ogni giorno in cui una lettera viene consegnata e aperta.

Chissà se ai tempi dei social queste stesse parole che si scambiano avrebbero lo stesso peso o non verrebbero subito coperte da altre parole..


Un dialogo a più voci.


In questo dialogo a due entra piano piano, prima in punta di piedi e poi sempre più da compartecipe, il mondo delle relazioni di Frank, con la sua famiglia e gli altri commessi e le impiegate della libreria a cui Helene manda ogni volta che può generi alimentari in Inghilterra difficili da reperire per via del razionamento. In alcune lettere fanno capolino anche alcune amicizie di Helene, che su carta prendono vita per la capacità che ha lei di farcele conoscere senza sapere che un giorno qualcuno avrebbe letto quei fogli inchiostrati.

In questo scambio, fatto anche di lunghi tempi morti tra una lettera e l’altra, sfilano venti anni in cui le loro vite cambiano e si trasformano nelle piccole cose che accadono di anno in anno nelle vite di tutti. Perfino i piccoli cambiamenti di persone solo citate in un paio di pagine mi hanno scosso: chi ha lavorato nella libreria per diversi anni e s’è poi trasferito in Australia o in Oriente con la promessa di scrivere ma poi non s’è n’è più saputo nulla, chi è andato in pensione dopo aver lavorato lì tutta la vita, chi ha avuto figli che ora sono diventati adulti a loro volta. La vita insomma, che scorre tra pagine scritte a distanza di mesi e di anni.

Scorrono tra le righe le vite di molte persone e le lettere, che sono tutte incentrate sui preziosi tomi che passano da una sponda all’altra dell’Oceano, raccontano di incredibili rapporti umani tra persone che si ripromettono di vedersi prima o poi e che finiscono invece per non incontrarsi mai.


Nessun uomo è un’isola.


Aver letto questa corrispondenza epistolare ha reso più numerose le persone che mi porto dentro e m’è venuto un insano desiderio di procurarmi la copia dei Sermoni di John Donne, a cui Helene teneva, e di leggere la meditazione XXVII da cui è tratto l’unico verso di Donne che conosco (solo perché Hemingway lo cita nell’epigrafe del suo romanzo) e che recita:

“Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.”

Questa forte unione tra esseri umani traspare dalle lettere e arriva a popolare un mondo fatto di relazioni che penetrano l’una nell’altra.

Avrei voluto un giorno poter entrare nella libreria all’84 di Charing Cross Road e respirare la polvere che doveva ricoprirne gli scaffali, ma al suo posto hanno costruito un McDonald’s. Avrei voluto che quel pezzo di continente fosse gelosamente preservato per poterne fare parte, questo ho pensato appena l’ho saputo.

Ma nelle lettere trovo un luogo ben più prezioso da salvaguardare, un luogo fatto di anime che si incontrano per non lasciarsi più.


Prima di salutarci…

Se fai parte di quei lettori che i libri più cari li vogliono accanto, come compagni del proprio misterioso e indefinito viaggio, vale la pena acquistare questo libro adesso per poterlo leggere e rileggere!

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