Perché leggere e rileggere i libri ci aiuta a crescere?


Uno specchio che riflette come ero, come sono e come sarò


I libri accompagnano nella crescita. Sono come grandi specchi, quando guardi nei libri ci vedi qualcosa riflesso. Da piccola cercavo nei libri come avrei voluto che la vita e il mondo fossero. Da adolescente come pensavo di essere e da lì a come avrei voluto essere il passo è breve. Adesso leggo libri per comprendere meglio chi sono e accettarlo.


È importante essere connessi con la propria identità, sapersi raccontare, sapere rispondere alla domanda “chi siamo”. Dà sicurezza. È come una corazza con cui affrontare la vita. Ma, come una corazza, diventa ben presto stretta e pesante se non tiene in considerazione che il corpo dentro la corazza cambia continuamente. È importante sapere della propria identità che è in continua trasformazione e che questo è un bene. Che ci sono momenti in cui non avere ben chiaro chi siamo non mina la nostra identità, anzi, le consente di ridefinirsi accettando il cambiamento che costantemente ci accompagna e fa di noi quello che siamo, esseri umani in continua evoluzione.


Nel rileggere i libri a distanza di tempo vediamo come siamo, ma anche come eravamo.


I libri accompagnano nella crescita perché sono come grandi specchi, quando si guarda nei libri ci si vede riflessi. Talvolta riprenderli in mano e rileggerli è una scoperta, perché vincendo la resistenza che proviamo nell’avvicinarci a qualcosa che non aveva risuonato in noi troviamo ora qualcosa che ci fa vibrare. Altre volte invece è una grande delusione, si fa fatica a capacitarsi di come un libro che ci aveva emozionato tanto possa ora lasciarci indifferenti o farci provare la stessa emozione ma stemperata, come appassita, un ricordo.

Quando accade, spesso la delusione non è il libro in sé ma il non trovare più il noi che ricordavamo, quella parte elettrizzata, terrorizzata, che si strugge per quelle pagine, che sogna una vita come quella del protagonista, di prenderne le parti, di fare gli stessi memorabili incontri. Dov’è finita la me di allora? Chi eravamo non è che non c’è più, è che nel frattempo è diventato qualcos’altro, ed i libri ci parlano anche di questi molteplici e mutevoli noi.


Una sorta di diario dove rileggendo le parole dell’autore vedo me trasformata.


Ero alle medie quando pensavo che tutto il mondo si rivedesse nella graziosa e impertinente Amy, nella equilibrata ma a mio avviso noiosa Meg o nella fragile e poetica Beth, mentre io ero chiaramente l’unica Jo, che tra le Piccole donne era in assoluto non solo come pensavo di essere ma certamente come avrei voluto apparire: coraggiosa, indipendente, forte, intelligente e vivace, nonché scrittrice dotata di grande talento appassionata di teatro.

Qualche tempo fa leggevo un post in cui si parlava proprio del romanzo della Alcott e dai commenti risultava evidente come le più si rivedessero in Jo. Ho sorriso nel pensare a questo variegato gruppo di donne, tra loro diversissime, che indicano senz’ombra di dubbio tutte lo stesso personaggio come il più simile a sé, ed io tra loro.


Anche se c’è ancora una parte di me che vuole riconoscersi solo in lei, sento anche un’altra parte di me che mi racconta di come ciascuna piccola donna rappresenti un lato del carattere che forse tutti abbiamo, anche se in misura diversa e in un modo tutto nostro.

 Il concetto di famiglia come viene prospettato da Meg ora non mi è estraneo, ha un tepore che attrae quanto un caminetto in pieno inverno; nella fragilità di Beth non è difficile riconoscersi in tutti quei momenti in cui cerchiamo un nido sicuro in cui rifugiarci, che ci tenga lontano dalle ansie della quotidianità; nella puerile Amy c’è la parte di noi ripiegata su stessa e sul proprio egoismo, che mette sé al centro a discapito delle esigenze altrui.

Riconoscere questi aspetti è dare dignità a tutte le parti che ci compongono e che hanno tutte lo scopo di farci stare bene, solo che a volte lo fanno in modo maldestro.


Rileggere questo romanzo è stato sì un tuffo nel passato e un’immersione nel presente, ma anche una sbirciatina al futuro, laddove mi sono chiesta come prendere tutte queste quattro fenomenali donne che vivono in me e far sì che facciano gioco di squadra! Così che le piccole donne crescano …


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