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Il libro delle case straordinarie

    Un incantevole albo illustrato dove Seiji Yoshida invita il lettore a fantasticare sulla vita dei personaggi che abitano i fantasmagorici edifici ritratti nelle sue tavole.


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    La felicità di entrare in una libreria

    Era da un bel po’ di tempo che non entravo in una libreria; da quando la biblioteca è diventata uno dei luoghi dove mi reco più spesso nel corso della settimana.

    Quella mattina sono passata davanti ad una di quelle librerie che ti invogliano a trascorrere ore a sfogliare libri.

    E sarà perché era da tanto che non lo facevo, sarà che quella mattina me la volevo interamente dedicare facendo solo cose belle e piacevoli per me, non è esagerato dire che mi sono sentita davvero, davvero felice a varcare la soglia del negozio. Da fuori dovevo sembrare come uno di quei bambini che si vedono solo nei film e quella era la mia fabbrica di cioccolato!

    Ho passato in rassegna quasi tutti gli scaffali, divertendomi di gusto a sfogliare le ultime uscite, i fumetti che non leggo da una vita, a fare scorrere lo sguardo sui classici che ho letto e sugli altri, chiedendomi se li leggerò mai.

    Poi in fondo alla libreria, su di un tavolo, ho riconosciuto una copertina. Era un banco dov’erano esposti solo albi illustrati e lì ho trovato “Botteghe di Tokyo”.

    Avevo letto tempo prima un articolo su “Casa Facile”. A Milano c’era stata una mostra interattiva dedicata a questo libro, dove giganteschi pannelli raffiguranti le facciate delle botteghe tipiche di un quartiere storico della grande metropoli nipponica riproducevano in larga scala le illustrazioni di quest’albo di Mateusz Urbanowicz.

    L’ho aperto. Un mondo. Incantevole.

    Era già da tempo che pensavo di acquistarlo; essermelo ritrovato lì davanti agli occhi, in bella mostra, pareva un chiaro segno del destino. Stavo per stringermelo al petto e andare alla cassa come una che cammina sul tapis-roulant quando l’occhio mi è caduto sulla copertina del libro accanto: “Il libro delle case straordinarie” di Seiji Yoshida.

    Avevo o non tutta la mattinata per me?

    L’ho aperto. Ed era un altro mondo. Altrettanto incantevole.

    A volte il destino ti porta da qualche parte perché tu possa poi andare oltre.

    Le case straordinarie di Seiji Yoshida

    Inutile dire che, se sono un’accanita lettrice di “Casa Facile”, mi piace moltissimo perdermi ad osservare gli interni della case, i colori, i giochi di luce ed ombra, le storie di libertà e personalità che quegli spazi raccontano.

    Qui avevo tra le mani un intero libro dove, su di una tavola più bella dell’altra, Seiji Yoshida illustra 33 edifici fantastici; fantastici nel senso che sono bellissimi e fantastici perché sono pieni di fantasia.

    Ogni tavola è uno scorcio, uno sguardo ad uno di questi edifici, abitati da personaggi che hanno peculiari caratteristiche.

    Alcuni edifici sono più realistici, come la casa dell’orologiaio perfezionista; altri ci trasportano in mondi immaginari. Ci troviamo a guardare con occhi sgranati il sogno di ogni lettore, sbirciando l’interno della biblioteca dei libri smarriti; sogniamo come sarebbe vivere nella clinica della foresta o nella casa sull’albero di cacao; ci chiediamo come potremmo mai entrare nell’ufficio informazioni blindato.

    Su di ogni disegno sono annotate piccole didascalie: qualche informazione sulla casa, su chi ci vive, qualche curiosità su qualche piccolo dettaglio che mostra l’amore con cui questi luoghi sono stati concepiti, grazie al quale riescono a prendere vita sotto il nostro sguardo attento.

    Un albo illustrato per sviluppare l’immaginazione

    “Il libro delle case straordinarie” non è un libro “che si legge”, è un’esperienza che si vive più e più volte, ogni volta diversa, con la nostra immaginazione come unico limite.

    Seiji Yoshida ci invita a porci domande sui personaggi che vivono in questi fantasmagorici edifici.

    È un libro intimo in cui, con tratti curati e magnifici colori, siamo invitati ad entrare in punta di piedi nella quotidianità di questi personaggi, di cui sappiamo poco o nulla. Sono i vari oggetti, i pieni ed i vuoti, gli attrezzi, gli abiti e la disposizione dei mobili a suggerire l’inizio di tante storie possibili.

    Chi vive in questa casa? Che cosa ama fare? Che cosa teme? Sembra felice?

    I disegni sono incredibilmente belli da guardare e vale la pena dedicare del tempo a ciascuno per osservarne i dettagli e proiettarsi in quegli spazi.

    La fantasia poi può far fare voli pindarici e sono convinta che ognuna delle situazioni che immagineremo se da una parte ci farà prendere le distanze dalla nostra vita, dall’altra parlerà molto più di noi che di quei personaggi: della solitudine, delle piccole manie che raccontano legami con un tempo lontano, delle piccole gioie che costellano la vita di ore liete, dei bisogni più profondi e del bambino dentro di noi a cui è meraviglioso dar voce.

    Ho lasciato sul tavolo “Botteghe di Tokyo”, anche se ho come la sensazione che tornerò presto a quel tavolo, e sono andata alla cassa tenendomi stretto “Il libro delle case straordinarie”.

    Lo apro quelle mattine in cui faccio colazione lentamente, sorseggiando a lungo una tazza di tè verde fumante, e intanto osservo l’interno di una casa e inizio a fare conoscenza con chi la abita.

    Attenta che nemmeno una goccia tocchi la carta, quando la tazza è vuota ripongo il libro al suo posto, sullo scaffale della libreria accanto alla finestra, in attesa che mi porti magia ad una prossima colazione.


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